ULTRAS TITO CUCCHIARONI "PAOLO MANTOVANI" SEZ. SAN FRUTTUOSO

17 Febbraio 2002


 
Gli Ultras Tito Cucchiaroni - Paolo Mantovani hanno deciso di interrompere il black out di informazioni per commentare gli avvenimenti societari che, comunque la si veda, rappresentano una svolta epica nella storia della nostra benamata e mai abbandonata Sampdoria. 
La tentazione di ripercorrere gli ultimi travagliati anni, in campo e sugli spalti è stata fortissima, ma qualsiasi parola detta o scritta oggi non aggiungerebbe nulla alla ricostruzione dei fatti così come accaduti. Riteniamo che da troppo tempo la Storia sia stata sostituita dalle “storie”. I fatti non contano più da anni, e non avendo bugie da raccontare preferiamo bypassare l’argomento. 
Riteniamo inoltre che, il ringraziamento che qui vogliamo tributare alla famiglia Mantovani, non meriti di essere contaminato da polemiche inutili. 

Carissimi Francesca, Enrico, Filippo e Ludovica, carissima Signora Dany, 
gli Ultras vogliono, con queste semplici e poche righe esprimerVi il più grande dei ringraziamenti per essere stai al loro fianco in questi anni. Anche tra mille e più difficoltà è stato un onore per noi avere come proprietari di questo bene comune che si chiama Sampdoria, delle persone oneste. 
Quando vostro papà ci lasciò speravamo che foste Voi a prendere le redini della società convinti che qualsiasi cosa fosse accaduta in futuro, bella o brutta, l’avremmo vissuta gli uni abbracciati agli altri. 
Peccato, l’occasione per essere veramente “UNICI” l’abbiamo avuta. Semplicemente non siamo stati capaci di sfruttarla. 
In questi giorni l’aria è rigonfia di sentimenti forti. Gioia, malinconia, ma anche rancori ostentati e stupidità continua. Per quel che ci riguarda il nostro cuore è sereno. Siamo sereni perché onesti e sinceri, e perché da buoni supporter (sostenitori), non abbiamo mai lasciata sola la Samp, anche quando starle vicino era difficile. 
Grazie quindi, e scusate se non siamo stati capaci di aiutarVi più di quello che abbiamo fatto. 

Ultras Tito Cucchiaroni 
“Paolo Mantovani” 

 

Riteniamo doveroso inoltre ringraziare i componenti della cosiddetta cordata per essersi assunti l’onere di salire sul ponte di comando della Sampdoria. 
Non ci conosciamo ma ci riconoscerete facilmente nei momenti più difficili, (perché ci saranno inevitabilmente), noi saremo quelli che non Vi chiederanno mai niente e che non Vi gireranno le spalle nel momento del bisogno. 
Dal profondo del cuore blucerchiato, buon lavoro. 

Ultras Tito Cucchiaroni 
“Paolo Mantovani” 

Altrettanto doverosamente, riteniamo di chiedere a tutti coloro che fanno parte del nostro gruppo, di giudicare e commentare oggettivamente i fatti e le persone, siano essi dirigenti, calciatori o chicchessia. 
Abbiamo provato sulla nostra pelle il dolore che produce l’astio ed i disastri che provoca la cattiva informazione. La strada che da alcuni anni abbiamo intrapreso riteniamo essere quella giusta. 
Continueremo così come oggi, sicuri che i fatti ci stiano dando ragione. 
Grazie per la fiducia. 

Ultras Tito Cucchiaroni 
“Paolo Mantovani 

 


 

11 Gennaio 2002
15 Febbraio 2002


15/1/02

L'U.C. Sampdoria S.p.A. comunica che oggi, venerdì 15 febbraio 2002, il 94,01% delle azioni possedute dalla Famiglia Mantovani e dal socio Heinz Peter Barandun sono state trasferite alla società Weissberg S.A.. 

"Oggi è l'inizio di una nuova "era" per la Sampdoria. Una realtà che è stata parte integrante della mia famiglia per 23 anni: mio padre costruì a poco a poco la sua squadra dei sogni e col tempo l'importanza dei risultati è stata per tutti noi fonte di grandi soddisfazioni. Cospicui finanziamenti sono necessari per l'avvenire di questa società. Il mercato in crescita nell'industria del calcio ha reso tutto molto più complesso per la mia famiglia ed è giunta l'ora di passare il testimone, augurando alla nuova proprietà un futuro ricco di successi. La mia famiglia ringrazia tutti coloro che ci hanno sostenuto durante questi lunghi anni: tifosi, amici, consiglieri, dirigenti, allenatori, giocatori, ... e poi quelle persone legate alla Sampdoria che da anni lavorano dietro le quinte, discreti, ma presenti. Nessun nome, non dimentichiamo che sono loro il cuore della società ... Grazie." 

Enrico Mantovani 
 
 

11/1/02

Chissà perché stamattina, appena alzato, mi era venuta voglia di ascoltare Brel. E di ascoltare una canzone che parla di un amore tanto forte e violento da resistere alla mareggiata degli anni, e anzi di rivelarsi ancor più saldo col tempo.
Poi mi hanno telefonato per dirmi che questo giorno era “il” giorno, e allora sono riandato alla fine degli anni Settanta, quando la mia generazione faceva le superiori, la Sampdoria era in serie B e sembrava doverci restare, se andava bene, chissà per quanto. Ma un giorno mio padre mi disse che un certo Paolo Mantovani era diventato presidente e ci avrebbe riportato in A, e non solo. La mia generazione adesso comincia a contarsi i figli e i divorzi e i capelli bianchi, e come quella dei nostri genitori sospetta di avere perso anche lei. Anche la Sampdoria è di nuovo in serie B, ma intanto sono passati più di vent'anni, e sette trofei vinti, e altri sette svaniti lasciamo perdere come. Più di vent'anni che ricorderemo come quelli della Famiglia Mantovani. «Vingts ans d'amour, c'est l'amour fol», come diceva appunto Brel in quella canzone, una canzone del 1967, il primo anno in cui noi eravamo una cosa e la A un'altra.
E sono stati vent'anni d'amore, quelli che hanno legato la Sampdoria e la Famiglia Mantovani. E come ogni volta che finisce qualcosa, più sono i rimpianti che le nostalgie. Intanto perché questo amore, che certo non finisce, poteva continuare come era cominciato.
Di Paolo troppi hanno parlato e parlano, e alcuni impudentemente ancora lo fanno parlare. Le sue lodi sono stati buoni a cantarle tutti: soprattutto da quando ha esaudito, morendo, il desiderio nemmeno troppo inconfessato dei suoi molti nemici. Noi soltanto gli dedichiamo, come dall'ottobre di otto anni fa, una preghiera per la sua pace. Ma ai suoi tanti fasulli estimatori di oggi vogliamo dire che non dimentichiamo. Non dimentichiamo le grevi ironie sui suoi guai giudiziari (da cui era uscito incensurato; e non reo confesso di falso e corruzione, con pena patteggiata, come un suo collega che andava per la maggiore e sembra destinato ad andarvi ancora) e perfino sui suoi problemi di salute (che nel 1988 avevano spinto un giornalista, ancora in attività, a scherzare sul suo «cuore rappezzato»). Gli elogi per le vittorie erano dovuti quanto insinceri; ma intanto un direttore, nonché futuro dirigente di club, scriveva con stizza che la Sampdoria era una «società drogata» dai soldi del suo presidente: qualifica che nessuno, da quindici anni a questa parte, ha mai pensato di affibbiare, per esempio, a un Parma che ha un decimo dei nostri spettatori. Paolo Mantovani aveva profanato il tempio e rovesciato gli equilibri, prima in città e poi in Italia e in Europa: 
non gliel'avrebbero perdonata, e intanto fidavano sul suo «cuore rappezzato». L'ha pagata tutta e la sta pagando anche adesso: la via in suo onore non c'è né ci sarà mai. Al suo funerale intervenne lo stesso presidente federale che un anno e mezzo prima, a pochi giorni dalla finale di Wembley, aveva espresso l'auspicio della vittoria degli avversari della Sampdoria. E soprattutto le sue colpe, che poi non erano colpe ma meriti, sono ricadute sui figli.
Enrico Mantovani è stato chiamato dal destino, e dalla sua Famiglia, a gestire la fase più difficile della nostra storia. Non a caso, la stessa persona che oggi si fa avanti tra le macerie per proporsi come uomo della ricostruzione, otto anni fa aveva rifiutato il compito di evitare il crollo. Sapevamo che troppe e troppo tremende sarebbero state le imboscate che ci aspettavano: i nemici, pazienti, avrebbero atteso il momento propizio per infliggerci la pena che ci eravamo meritati. L'unica cosa che ignoravamo era quanti e quali nemici ci saremmo trovati nel nostro stesso ambiente. Nel giorno in cui la Famiglia Mantovani se ne va dalla sede dopo aver spento una a una le luci, non consola il destino grottesco e ridicolo, che con singolare tempismo sta consumando reputazione e ambizioni delle persone nel cui nome si era ordita e combattuta una congiura: cospirazione di pochi cresciuta, come tutte, sulla dabbenaggine di molti. L'uno è giunto al secondo licenziamento consecutivo a metà stagione, falliti tutti 
gli obiettivi pur avendo ottenuto carta bianca. L'altro raccoglie, per la terza volta da tre diverse tifoserie, le patenti di «traditore» e «venduto», esponendosi agli sputi per salvare uno stipendio ottenuto violando le regole. Questi erano i personaggi, innalzati come strumentale bandiera da una masnada di bugiardi e di vigliacchi, che hanno oltraggiato l'impegno e l'entusiasmo e la forza di volontà di una famiglia che da otto anni teneva in vita la Sampdoria a prezzo di pesanti sacrifici personali ed economici, senza che nessuno si facesse avanti per toglierle questo compito sempre più gravoso quanto mal ricompensato dalla tifoseria. «Finalement finalement, il nous fallut bien du talent, pour être vieux sans être adultes» dice Brel in quella canzone, e sono le stesse cose che ci vengono in mente se penso agli anni che sono passati e che ci sono passati dentro, se penso alla Sampdoria dei Mantovani: che da oggi diventa un pezzo di storia, il più importante, della nostra vita di innamorati della squadra dai colori più belli del mondo. Certo, continueremo a vedere la Famiglia Mantovani allo stadio: non più proprietaria ma sempre tifosa. Ma qualcosa cambia e per sempre. E in questo momento c'è una sola cosa che possiamo dire a Paolo, Daniela, Francesca, Ludovica, Enrico e Filippo: grazie, con tutto il cuore. 

Ultras San Fruttuoso – Armata Blucerchiata

11/1/02

Il tempo degli addii è quindi giunto: la famiglia Mantovani dopo vent'anni e più di fasti e di gloria chiude la sua storia d'amore con la Sampdoria. Possiamo paragonare questi anni al tracciato di una parabola: partito da zero (ma quant'era bello anche quello zero!) ha toccato il suo massimo vertice, vi ha stazionato a lungo, per poi ritornare all'origine. 
In questi ultimi anni siamo stati poi testimoni di un black-out collettivo della memoria: sono bastate infatti le prime difficoltà, cioè il conoscere il tratto discendente della parabola, per far dimenticare ai più i momenti felici ed incredibili che questa famiglia ha saputo regalare alla gente blucerchiata. E come sempre avviene quando un rapporto è sul finire, sono venute a galla tutte le piccolezze dell'animo umano, le vigliaccherie, le cattiverie tipiche di chi non ha mai vissuto di vero amore, ma di passione, infatuazione. Questi sono di per se sentimenti  intensi e coinvolgenti, ma per loro stessa natura non destinati a durare nel tempo. In una lunga e duratura storia d'amore, quando questo è maturo e consapevole, invece ci sta tutto: incomprensioni, litigi, insofferenza, a volte persino momenti di odio e soprattutto errori, tutti quegli errori che nell'arco di una vita ognuno di noi può involontariamente  commettere. Ma è quando ti viene voglia di buttare tutto all'aria, che i ricordi dei momenti felici trascorsi insieme, delle emozioni e delle gioie condivise, ti fanno riflettere e dire "calma, ma che cazzo stiamo facendo". E così si passa oltre ed il rapporto continua, vive e si rafforza.
Credo che per noi, per chi la pensa come me, il rapporto con la famiglia Mantovani sia stato  assai simile a tutto ciò. Il nostro difendere Enrico e la sua famiglia non è stato certamente un fatto di partito preso, uno schierarsi noi di qua e gli altri di là, ma più semplicemente un gesto di affetto, di stima reciproca, maturato e consolidato negli anni di una lunga convivenza. Adesso che la partita si è chiusa, senza vincitori ne vinti, resta il fatto che per noi sarà comunque difficile dimenticare quanto visto e vissuto nei giorni della cosiddetta "civile contestazione": dimenticare l'attacco ad un uomo ed ad una famiglia che noi abbiamo considerato e considereremo prima di tutto tifosi ed amici della Sampdoria, ci sembra ora impossibile.
Il tempo potrà guarire tutte le ferite? Forse, anche se i dubbi su tali  poteri di guarigione sono oggi enormi, conoscendo la ferrea memoria di molti di noi. 
Quello che ci auguriamo invece è che il tempo sappia mantenere la sua fama di galantuomo, facendo si che la verità prima o poi l’abbia vinta su tutte le falsità e cattiverie di cui siamo stati testimoni in questi ultimi anni.
Per molti anni, specialmente per i più giovani, la Sampdoria dei Mantovani è stata realmente "maestra di vita". Molti di noi in questi anni sono stati educati a pensare che i successi nella vita non siano tutto, essendo molto più importante guadagnarsi il rispetto e la stima degli  avversari.
Ecco, quello che più noi desideriamo dalla nuova dirigenza è che sia in grado di proseguire nel solco che la Famiglia Mantovani ha tracciato per 23 lunghi anni. 
Se così sarà i successi, la gloria, la gioia di stare insieme, verranno come naturale conseguenza: così è stato e così sarà.
Infine, non essendo nostra abitudine scusarci per ciò che non abbiamo fatto, vi diciamo solamente grazie. Un enorme grazie dunque a Paolo, Dani, Francesca, Filippo, Ludovica e a te Enrico Mantovani.

Non ci dilunghiamo oltre non ritenendo questo un addio, ma un semplice arrivederci. 
Se la domenica non sapete che fare, sappiate infatti che un folto e chiassoso gruppo di amici sarà sempre pronto a tenervi compagnia (è così vero Francesca?). 
L’appuntamento è presso lo Stadio Luigi Ferraris - Gradinata Sud-PaoloMantovani ("di sopra" ): chiedete di noi, chiedete degli

ULTRAS SANFRUTTUOSO o dell’ ARMATA BLUCERCHIATA


 
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Armata Blucerchiata
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Ultras San Fruttuoso