15/1/02
L'U.C. Sampdoria
S.p.A. comunica che oggi, venerdì 15 febbraio 2002, il 94,01% delle
azioni possedute dalla Famiglia Mantovani e dal socio Heinz Peter Barandun
sono state trasferite alla società Weissberg S.A..
"Oggi è
l'inizio di una nuova "era" per la Sampdoria. Una realtà che è
stata parte integrante della mia famiglia per 23 anni: mio padre costruì
a poco a poco la sua squadra dei sogni e col tempo l'importanza dei risultati
è stata per tutti noi fonte di grandi soddisfazioni. Cospicui finanziamenti
sono necessari per l'avvenire di questa società. Il mercato in crescita
nell'industria del calcio ha reso tutto molto più complesso per
la mia famiglia ed è giunta l'ora di passare il testimone, augurando
alla nuova proprietà un futuro ricco di successi. La mia famiglia
ringrazia tutti coloro che ci hanno sostenuto durante questi lunghi anni:
tifosi, amici, consiglieri, dirigenti, allenatori, giocatori, ... e poi
quelle persone legate alla Sampdoria che da anni lavorano dietro le quinte,
discreti, ma presenti. Nessun nome, non dimentichiamo che sono loro il
cuore della società ... Grazie."
Enrico Mantovani
11/1/02
Chissà
perché stamattina, appena alzato, mi era venuta voglia di ascoltare
Brel. E di ascoltare una canzone che parla di un amore tanto forte e violento
da resistere alla mareggiata degli anni, e anzi di rivelarsi ancor più
saldo col tempo.
Poi mi hanno
telefonato per dirmi che questo giorno era “il” giorno, e allora sono riandato
alla fine degli anni Settanta, quando la mia generazione faceva le superiori,
la Sampdoria era in serie B e sembrava doverci restare, se andava bene,
chissà per quanto. Ma un giorno mio padre mi disse che un certo
Paolo Mantovani era diventato presidente e ci avrebbe riportato in A, e
non solo. La mia generazione adesso comincia a contarsi i figli e i divorzi
e i capelli bianchi, e come quella dei nostri genitori sospetta di avere
perso anche lei. Anche la Sampdoria è di nuovo in serie B, ma intanto
sono passati più di vent'anni, e sette trofei vinti, e altri sette
svaniti lasciamo perdere come. Più di vent'anni che ricorderemo
come quelli della Famiglia Mantovani. «Vingts ans d'amour, c'est
l'amour fol», come diceva appunto Brel in quella canzone, una canzone
del 1967, il primo anno in cui noi eravamo una cosa e la A un'altra.
E sono stati
vent'anni d'amore, quelli che hanno legato la Sampdoria e la Famiglia Mantovani.
E come ogni volta che finisce qualcosa, più sono i rimpianti che
le nostalgie. Intanto perché questo amore, che certo non finisce,
poteva continuare come era cominciato.
Di Paolo troppi
hanno parlato e parlano, e alcuni impudentemente ancora lo fanno parlare.
Le sue lodi sono stati buoni a cantarle tutti: soprattutto da quando ha
esaudito, morendo, il desiderio nemmeno troppo inconfessato dei suoi molti
nemici. Noi soltanto gli dedichiamo, come dall'ottobre di otto anni fa,
una preghiera per la sua pace. Ma ai suoi tanti fasulli estimatori di oggi
vogliamo dire che non dimentichiamo. Non dimentichiamo le grevi ironie
sui suoi guai giudiziari (da cui era uscito incensurato; e non reo confesso
di falso e corruzione, con pena patteggiata, come un suo collega che andava
per la maggiore e sembra destinato ad andarvi ancora) e perfino sui suoi
problemi di salute (che nel 1988 avevano spinto un giornalista, ancora
in attività, a scherzare sul suo «cuore rappezzato»).
Gli elogi per le vittorie erano dovuti quanto insinceri; ma intanto un
direttore, nonché futuro dirigente di club, scriveva con stizza
che la Sampdoria era una «società drogata» dai soldi
del suo presidente: qualifica che nessuno, da quindici anni a questa parte,
ha mai pensato di affibbiare, per esempio, a un Parma che ha un decimo
dei nostri spettatori. Paolo Mantovani aveva profanato il tempio e rovesciato
gli equilibri, prima in città e poi in Italia e in Europa:
non gliel'avrebbero
perdonata, e intanto fidavano sul suo «cuore rappezzato». L'ha
pagata tutta e la sta pagando anche adesso: la via in suo onore non c'è
né ci sarà mai. Al suo funerale intervenne lo stesso presidente
federale che un anno e mezzo prima, a pochi giorni dalla finale di Wembley,
aveva espresso l'auspicio della vittoria degli avversari della Sampdoria.
E soprattutto le sue colpe, che poi non erano colpe ma meriti, sono ricadute
sui figli.
Enrico Mantovani
è stato chiamato dal destino, e dalla sua Famiglia, a gestire la
fase più difficile della nostra storia. Non a caso, la stessa persona
che oggi si fa avanti tra le macerie per proporsi come uomo della ricostruzione,
otto anni fa aveva rifiutato il compito di evitare il crollo. Sapevamo
che troppe e troppo tremende sarebbero state le imboscate che ci aspettavano:
i nemici, pazienti, avrebbero atteso il momento propizio per infliggerci
la pena che ci eravamo meritati. L'unica cosa che ignoravamo era quanti
e quali nemici ci saremmo trovati nel nostro stesso ambiente. Nel giorno
in cui la Famiglia Mantovani se ne va dalla sede dopo aver spento una a
una le luci, non consola il destino grottesco e ridicolo, che con singolare
tempismo sta consumando reputazione e ambizioni delle persone nel cui nome
si era ordita e combattuta una congiura: cospirazione di pochi cresciuta,
come tutte, sulla dabbenaggine di molti. L'uno è giunto al secondo
licenziamento consecutivo a metà stagione, falliti tutti
gli obiettivi
pur avendo ottenuto carta bianca. L'altro raccoglie, per la terza volta
da tre diverse tifoserie, le patenti di «traditore» e «venduto»,
esponendosi agli sputi per salvare uno stipendio ottenuto violando le regole.
Questi erano i personaggi, innalzati come strumentale bandiera da una masnada
di bugiardi e di vigliacchi, che hanno oltraggiato l'impegno e l'entusiasmo
e la forza di volontà di una famiglia che da otto anni teneva in
vita la Sampdoria a prezzo di pesanti sacrifici personali ed economici,
senza che nessuno si facesse avanti per toglierle questo compito sempre
più gravoso quanto mal ricompensato dalla tifoseria. «Finalement
finalement, il nous fallut bien du talent, pour être vieux sans être
adultes» dice Brel in quella canzone, e sono le stesse cose che ci
vengono in mente se penso agli anni che sono passati e che ci sono passati
dentro, se penso alla Sampdoria dei Mantovani: che da oggi diventa un pezzo
di storia, il più importante, della nostra vita di innamorati della
squadra dai colori più belli del mondo. Certo, continueremo a vedere
la Famiglia Mantovani allo stadio: non più proprietaria ma sempre
tifosa. Ma qualcosa cambia e per sempre. E in questo momento c'è
una sola cosa che possiamo dire a Paolo, Daniela, Francesca, Ludovica,
Enrico e Filippo: grazie, con tutto il cuore.
Ultras San Fruttuoso – Armata
Blucerchiata
11/1/02
Il tempo degli
addii è quindi giunto: la famiglia Mantovani dopo vent'anni e più
di fasti e di gloria chiude la sua storia d'amore con la Sampdoria. Possiamo
paragonare questi anni al tracciato di una parabola: partito da zero (ma
quant'era bello anche quello zero!) ha toccato il suo massimo vertice,
vi ha stazionato a lungo, per poi ritornare all'origine.
In questi
ultimi anni siamo stati poi testimoni di un black-out collettivo della
memoria: sono bastate infatti le prime difficoltà, cioè il
conoscere il tratto discendente della parabola, per far dimenticare ai
più i momenti felici ed incredibili che questa famiglia ha saputo
regalare alla gente blucerchiata. E come sempre avviene quando un rapporto
è sul finire, sono venute a galla tutte le piccolezze dell'animo
umano, le vigliaccherie, le cattiverie tipiche di chi non ha mai vissuto
di vero amore, ma di passione, infatuazione. Questi sono di per se sentimenti
intensi e coinvolgenti, ma per loro stessa natura non destinati a durare
nel tempo. In una lunga e duratura storia d'amore, quando questo è
maturo e consapevole, invece ci sta tutto: incomprensioni, litigi, insofferenza,
a volte persino momenti di odio e soprattutto errori, tutti quegli errori
che nell'arco di una vita ognuno di noi può involontariamente
commettere. Ma è quando ti viene voglia di buttare tutto all'aria,
che i ricordi dei momenti felici trascorsi insieme, delle emozioni e delle
gioie condivise, ti fanno riflettere e dire "calma, ma che cazzo stiamo
facendo". E così si passa oltre ed il rapporto continua, vive e
si rafforza.
Credo che
per noi, per chi la pensa come me, il rapporto con la famiglia Mantovani
sia stato assai simile a tutto ciò. Il nostro difendere Enrico
e la sua famiglia non è stato certamente un fatto di partito preso,
uno schierarsi noi di qua e gli altri di là, ma più semplicemente
un gesto di affetto, di stima reciproca, maturato e consolidato negli anni
di una lunga convivenza. Adesso che la partita si è chiusa, senza
vincitori ne vinti, resta il fatto che per noi sarà comunque difficile
dimenticare quanto visto e vissuto nei giorni della cosiddetta "civile
contestazione": dimenticare l'attacco ad un uomo ed ad una famiglia che
noi abbiamo considerato e considereremo prima di tutto tifosi ed amici
della Sampdoria, ci sembra ora impossibile.
Il tempo potrà
guarire tutte le ferite? Forse, anche se i dubbi su tali poteri di
guarigione sono oggi enormi, conoscendo la ferrea memoria di molti di noi.
Quello che
ci auguriamo invece è che il tempo sappia mantenere la sua fama
di galantuomo, facendo si che la verità prima o poi l’abbia vinta
su tutte le falsità e cattiverie di cui siamo stati testimoni in
questi ultimi anni.
Per molti
anni, specialmente per i più giovani, la Sampdoria dei Mantovani
è stata realmente "maestra di vita". Molti di noi in questi anni
sono stati educati a pensare che i successi nella vita non siano tutto,
essendo molto più importante guadagnarsi il rispetto e la stima
degli avversari.
Ecco, quello
che più noi desideriamo dalla nuova dirigenza è che sia in
grado di proseguire nel solco che la Famiglia Mantovani ha tracciato per
23 lunghi anni.
Se così
sarà i successi, la gloria, la gioia di stare insieme, verranno
come naturale conseguenza: così è stato e così sarà.
Infine, non
essendo nostra abitudine scusarci per ciò che non abbiamo fatto,
vi diciamo solamente grazie. Un enorme grazie dunque a Paolo, Dani, Francesca,
Filippo, Ludovica e a te Enrico Mantovani.
Non ci dilunghiamo
oltre non ritenendo questo un addio, ma un semplice arrivederci.
Se la domenica
non sapete che fare, sappiate infatti che un folto e chiassoso gruppo di
amici sarà sempre pronto a tenervi compagnia (è così
vero Francesca?).
L’appuntamento
è presso lo Stadio Luigi Ferraris - Gradinata Sud-PaoloMantovani
("di sopra" ): chiedete di noi, chiedete degli
ULTRAS SANFRUTTUOSO
o dell’ ARMATA BLUCERCHIATA
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